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Bianca Turati vince la prima edizione dell’Itf Thindown di Biella PDF Print E-mail
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Sunday, 05 August 2018 14:22

Biella – Sono state due settimane da protagoniste, per Bianca Turati e Nastassja Burnett. Le due tenniste italiane, infatti, stanno attraversando un ottimo momento di forma e hanno raggiunto entrambe la finale in due eventi Itf che si sono giocati in Italia, precisamente a Schio e a Biella. Se in Veneto era stata la tennista romana a prevalere, sui campi dei “Faggi” di Biella il successo é andato alla Turati, brava a sfruttare la sua mobilità e il suo gioco da fondo campo (oltre a qualche passaggio a vuoto della Burnett) e a chiudere l’incontro in soli due set, con il convincente punteggio di 6/3 6/4.

Dopo un inizio di partita incerto, che ha visto le giocatrici strapparsi reciprocamente il servizio per più di una volta. Dalla metà del set, tuttavia, la Turati ha preso il largo e la Burnett non é più riuscita ad alzare il livello del suo gioco, soprattutto con la battuta e con il dritto, di solito il suo colpo migliore. Per la tennista romana, in ogni caso, sono state due settimane molto positive, che le fanno vedere la luce dopo tante stagioni costellate di infortuni. Il sogno, chiaramente, é quello di tornare ai livelli di gioco che l’avevano  vista sfiorare le prime 100 posizioni della classifica Wta. Per la Turati, invece, si tratta di un successo importante, che la può aiutare a guadagnare fiducia e punti preziosi per salire ancora nel ranking.

Si chiude con un bilancio positivo, dunque, la prima edizione del torneo Itf sponsorizzato da Thindown, che impreziosisce la lista di eventi organizzati dal Tennis Club I Faggi, guidato dal direttore Cosimo Napolitano. Anche se il sogno resta quello di organizzare un evento combined, Biella può comunque vantare l’organizzazione dello storico Challenger maschile (quest’anno si svolgerà subito dopo lo Us Open) con montepremi da 50.000 dollari. Una coppia di eventi davvero importanti, che testimonia il grande legame della città piemontese con il tennis di alto livello. In attesa di conoscere le decisioni della Wta (che potrebbe seguire la strada tracciata dall’Atp e rivoluzionare il circuito dei tornei con montepremi minore), gli sponsor e l’organizzazione puntano a confermare questo evento anche nelle prossime stagioni, soprattutto come trampolino di lancio per giocatrici (anche del territorio) che cercano di muovere i primi passi nel circuito maggiore.

Il Tennis internazionale, dunque, sta tornando di casa in Piemonte. Oltre alle solide realtà di Biella e del torneo Itf femminile del Nord Tennis di Torino, sono nati anche due eventi con montepremi di 15000 dollari, uno maschile ed uno femminile, che si svolgeranno in due settimane consecutive presso il Country  Club di Cuneo. Si tratta di un buon numero di eventi, che possono accontentare gli appassionati di tennis piemontese. La nostra speranza é che questi eventi possano diventare degli appuntamenti fissi all’interno del calendario e de punti di riferimento sia per gli appassionati che per i giocatori del circuito. Donato D’Auria

 
Cecchinato vince ad Umago il secondo Atp della sua carriera PDF Print E-mail
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Friday, 03 August 2018 20:40

Umago – Dopo una primavera tennistica esaltante, in cui si ha vinto il primo torneo Atp della sua carriera a Budapest e ha raggiunto le semifinali del Roland Garros, Marco Cecchinato ha concesso il bis nel torneo Atp 250 di Umag, in Croazia. Il tennista palermitano, seguito dal coach Simone Vagnozzi, non ha replicato le prestazioni parigine, ma ha confermato tutti i miglioramenti degli ultimi mesi, che lo hanno reso un tennista più concreto, con un gioco molto vario e capace di mettere all’angolo quasi tutti gli avversari, soprattutto sulla terra rossa.

Reduce da un primo turno a Wimbledon, Cecchinato ha rischiato di essere eliminato subito a Umag, quando si é trovato sotto di un set contro il tennista della Repubblica Ceca Jiri Vesely. In quella che lui stesso ha definito “la peggior partita della stagione”, Cecchinato é comunque riuscito ad aggiudicarsi l’incontro con il punteggio di 2/6 7/5 7/5. Da quel momento sono arrivate tre vittorie in due set, prima contro il serbo Djere, poi contro gli argentini Trungelliti e Pella, sconfitto in finale per 6/2 6/1. Sono state partite in cui Cecchinato non ha messo in mostra molti colpi spettacolari, ma una grande abilità nel gestire al meglio ogni situazione di gioco.

Anche quest’anno, dunque, ad Umago non sono mancati i grandi tennisti, che hanno impreziosito un torneo che, pur essendo un torneo Atp 250, é una realtà del circuito maggiore da più di vent’anni. Storicamente, i tornei su terra battuta che seguono Wimbledon non vedono ai nastri di partenza i giocatori più famosi del circuito, che preferiscono concentrarsi sugli appuntamenti della stagione americana sul cemento. Ciò non toglie che anche in questi tornei sia possibile, per gli appassionati di tennis, osservare dal vivo i grandi “terraioli” del circuito maggiore. Il torneo di Umago é uno di questi ed é, insieme a Montecarlo, il torneo più vicino all’Italia tra quelli che si giocano all’estero. Umag é una località dell’Istria, ed é dunque normale che vi siano molti italiani in campo e sugli spalti, e che da alcuni anni si svolga una presentazione stampa del torneo in una città italiana. Quest’anno gli organizzatori hanno utilizzato gli spazi del Tennis Club Bonacossa di Milano, in cui hanno messo in risalto i molti eventi collaterali, culinari e musicali, che accompagnano il torneo di Umago.

La stagione del grande tennis, dunque, continuerà presto negli Stati Uniti. Nel frattempo gli appassionati possono gioire per la grande stagione dei tennisti italiani, tra cui un Fabio Fognini molto solido  e tornato in top 15, un Cecchinato che ha raggiunto le posizioni di vertice e un Matteo Berrettini che proprio la scorsa settimana ha conquistato il suo primo torneo Atp a Gstaad e si é avvicinato ai primi 50 giocatori del ranking. Il futuro prossimo  del tennis italiano, dunque, sembra essere in discesa. Luigi M. D’Auria

 
Complimenti a Cosimo Napolitano: Biella é un’eccellenza del tennis piemontese PDF Print E-mail
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Wednesday, 01 August 2018 18:11

Biella – In un panorama tennistico piemontese non ricco di tornei internazionali, da Biella é arrivata una piacevole sorpresa: sabato 28 luglio ha preso il via, presso il Tennis Club “i Faggi”,  la prima edizione del Torneo internazionale di Tennis femminile “Thindown” con montepremi di 15000 dollari. Il torneo rappresenta una sorta di “antipasto” del torneo Challlenger da 50000 dollari più ospitalità, sempre marchiato Thindown, che partirà sabato 15 settembre, chiudendo la stagione dei tornei su terra rossa. Se a questi due eventi aggiungiamo il torneo internazionale Under 16 che si é disputato in primavera, possiamo affermare che Biella rappresenta una vera eccellenza del tennis internazionale in Piemonte.

Il grande tennis femminile è tornato a Biella sei anni dopo i quarti di finale della Fed Cup 2012, vinti dall’Italia contro l’Ucraina. Anche sui campi dei Faggi le tenniste italiane sono riuscite a ben figurare fin dai primi giorni, con le vittorie di Maria Aurelia Scotti contro la Svizzera Pauline Wuarin, di Angelica Raggi contro Anastasia Piangerelli e di Sara Gambogi contro Emma Ferrini. Un torneo come quello di Biella, soprattutto nelle qualificazioni, vede ai nastri di partenza molte tenniste giovanissime. Il desiderio degli organizzatori, dunque, è anche quello di aiutare i talenti del tennis a mettersi in mostra e a guadagnare i primi punti nel circuito maggiore.

In occasione della seconda giornata del torneo, presso i Faggi si é svolta una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Cosimo Napolitano, direttore del torneo e del circolo, e Paolo e Yuri Bodo, main sponsor dell’evento, da tre anni al fianco del circolo biellese. Il sogno di Napolitano e di Bodo é quello di unificare il torneo maschile e quello femminile, dando vita ad una sorta di torneo combined. I Faggi, inoltre, si sono recentemente aggiudicati il bando per la gestione del Tennis Club Biella, altra realtà tennistica della città piemontese: la nascita di un vero e proprio “distretto del tennis”, capace di coniugare l’organizzazione di eventi internazionali  e le attività di due circoli importanti, sembra essere dietro l’angolo. Luigi M. D’Auria

 
Il Torino batte 2-0 la Chapecoense in una bella serata di sport PDF Print E-mail
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Wednesday, 01 August 2018 21:24

Torino – Uniti dal Destino. Con questo slogan il Torino e la Chapecoense hanno presentato la Sport Pesa Cup, trofeo amichevole che si é disputato mercoledì 1 agosto allo Stadio Grande Torino, a soli undici giorni dall’esordio ufficiale della squadra di Mazzarri, che nel terzo turno di Coppa Italia sfiderà la vincente dell’incontro fra Trapani e Cosenza. La partita contro la formazione brasiliana, dunque, servirà anche e soprattutto a smaltire i carichi di lavoro del ritiro di Bormio, in cui Mazzarri ha cercato di far lavorare al massimo la squadra. Da non dimenticare, inoltre, il ricordo dei giocatori della Chapecoense deceduti nel tragico incidente aereo del 28 novembre 2016. L’incasso della partita, infatti, sarà devoluto interamente alla “Chape” e ai parenti delle vittime, e i toccanti momenti del pre partita, come il tributo a Follmann e lo scambio delle sciarpe dei Club, hanno sancito il definitivo gemellaggio fra i due club.

Nel primo tempo il Torino si é schierato con un 3-5-2 che vedeva Ansaldi dirottato a destra, Berenguer esterno sinistro, Bremer al posto di Izzo (infortunatosi durante la rifinitura) e Iago a sostegno di Belotti. Dopo qualche fiammata iniziale della Chapecoense, il Toro ha preso in mano le redini dell’incintro, sfiorando il gol in più di un’occasione (Baselli  ha anche colpito un palo nei primi minuti), ma i carichi di lavoro si sono fatti sentire, e la lucidità dei Granata ne ha risentito, sia a centrocampo che in fase di finalizzazione. Tra le note più positive Ansaldi, tornato molto “carico” dopo i Mondiali e Bremer, che ha mostrato buona sicurezza e qualche lampo di pura tecnica “brasiliana” ed é rimasto in campo fino agli ultimi minuti.

Nel secondo tempo il Torino inserisce subito Ljajic e De Silvestri, provando a premere sull’acceleratore. Al 5’ di gioco i Granata riescono a sbloccare la partita grazie ad un bel sinistro dal limite dell’area di Meité, liberatosi a seguito di un errore della difesa della Chape. Dopo il gol, inizia la consueta girandola di cambi, anche se é il Toro a continuare a tenere in mano le redini dell’incontro. Al 68’, l’arbitro Pairetto annulla un gol di De Silvestri per fuorigioco. L’esterno ex Sampdoria, in ogni caso, è uno dei giocatori più in forma e lo dimostra al minuto numero 84’, quando, imbeccato da Ljajic, segna il gol del raddoppio. Tra le note più positive anche Parigini, molto attivo sulla fascia sinistra. La Chapecoense, invece, non riesce quasi mai ad attaccare e spesso si limita alla fase di copertura, anche se fa di tutto per onorare l’impegno.

Il Torino, dunque, si aggiudica la Sport Pesa Cup e mette altra benzina nelle gambe in vista dei prossimi appuntamenti, tra cui l’amichevole col Liverpool ad Anfield del 4 agosto, e soprattutto in vista di una Serie A che inizierà subito con la sfida alla Roma il 19 agosto. Al netto di qualche innesto da fare, la squadra di Mazzarri sembra essere al completo. L’obiettivo é migliorare il piazzamento dello scorso anno, anche se non sarà facile, visto che servirà maggiore continuità nell’arco della stagione. La principale notizia della serata, tuttavia, é che al Grande Torino é andata in scena una grande festa dello sport e del fair-play, cui hanno partecipato più di 13000 spettatori per un incasso totale di 158.100 euro. Davvero una bella notizia per l’estate calcistica torinese. Donato D’Auria

 
Con Thomas prosegue il dominio della Sky al Tour PDF Print E-mail
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Tuesday, 31 July 2018 17:39

Parigi - Bandiera del Galles fra le mani, il volto stanco e l’espressione commossa sono i tre segni distintivi di Geraint Thomas nel giorno del suo trionfo sugli Champs-Elysèes. Il trentaduenne britannico, già olimpionico nell’inseguimento a squadre (in squadra con Sir Bradley Wiggins), si era presentato al Tour come scudiero di Chris Froome, come succede ogni anno da quando il keniano bianco é diventato uno dei grandi protagonisti del ciclismo mondiale. La strada, tuttavia, ha dato un responso diverso: Froome é stato respinto dalla doppietta Giro-Tour, come accaduto a tutti nel recente passato. Thomas, invece, si é presentato al Tour reduce dalla vittoria al Delfinato, e sulle Alpi si é dimostrato il più forte di tutti, vincendo le tappe di La Rosière e dell’Alpe d’Huez. Dopo anni in cui al Gallese era sempre mancato qualcosa per fare il grande salto, ha indovinato ogni mossa in un Tour poco spettacolare, che ben presto si é trasformato in una grande partita a scacchi.

Se si esclude la vittoria di Vincenzo Nibali nel 2014, é dal 2012 che il Tour de France segue sempre lo stesso spartito tattico: corsa bloccata perchè controllata dai ritmi pazzeschi imposti dal Team Sky, abile a far prendere subito un grande vantaggio al proprio capitano e ancor più bravo a spegnere sul nascere ogni tentativo di rimonta, anche grazie ad un dominio incontrastato nelle prove a cronometro. É successo nel 2012 con Wiggins, nel 2013, 2015, 2016 e 2017 con Froome e quest’anno con Thomas. Questo dominio ha due ragioni principali: la supremazia economica della Sky (unica vera multinazionale del ciclismo moderno) e il percorso del Tour, ricco di salite con pendenze medie e regolari (che favoriscono da sempre i cronomen) e povero di tappe dove i corridori più coraggiosi possono davvero far saltare il banco.

In questa edizione della Grande Boucle questa tendenza é stata ancora più evidente: gli unici avversari credibili di Thomas e Froome sono stati altri due corridori dalle caratteristiche simili, Dumoulin e Roglic, che non avevano le caratteristiche per staccare i due inglesi in salita e non avevano alle spalle squadre di altissimo livello. Gli unici due che hanno provato a mischiare le carte sono stati, paradossalmente, due scalatori spesso troppo attendisti: Daniel Martin e Nairo Quintana, premiati con una vittoria di tappa ma naufragati in classifica a causa di una scarsa continuità di rendimento. Romain Bardet e Mikel Landa, quest’anno, hanno deluso, mentre Vincenzo Nibali é stato messo fuori gioco da un’assurda caduta sull’Alpe d’Huez. L’assenza dello “Squalo” é stata compensata, in termini di spettacolo sportivo, solo in parte dalle belle vittorie di Peter Sagan e Julien Alaphilippe.

Il vero grande assente di questo Tour, purtroppo, é stata l’organizzazione, che nella dodicesima tappa, quella dell’Alpe d’Huez, non é riuscita a mantenere i livelli di sicurezza minimi ed é stata messa in crisi da un tifo malsano, che ha infastidito i corridori e messo fuori gioco, sia pure involontariamente, Vincenzo Nibali. A differenza del Giro, inoltre, sono stati troppi gli arrivi in discesa (dove é molto più difficile fare la differenza) ed é anche mancata la volontà di esplorare nuovi arrivi in salita (la proposta italiana di far arrivare il Tour sul Colle del Nivolet, in Piemonte,  é caduta nel vuoto), spesso con pendenze importanti. Il Tour, dunque, resta il terzo evento sportivo del mondo, ma se vuole rimanere tale deve essere capace di reinventarsi, coniugando il ciclismo moderno con una spruzzata di ritorno alle origini. Luigi M. D’Auria

 
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