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Tanti giovani in vista al 58esimo Trofeo Bonfiglio PDF Print E-mail
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Saturday, 10 June 2017 20:51

Tanti giovani in vista al 58esimo Trofeo Bonfiglio

Milano - Il Trofeo Bonfiglio si conferma uno degli appuntamenti più importanti del circuito internazionale Itf Junior, riservato ai giocatori unger 18. Anche nella loro cinquantottesima edizione, infatti, gli Internazionali d'Italia Junior sono stati classificati come uno dei pochi tornei "Grade A" del circuito internazionale. I migliori giocatori del circuito, pertanto, erano impegnati sui campi del tennis Club Milano "Alberto Bonacossa" per disputare un torneo che anticipa di una sola settimana l'inizio del Roland Garros junior.

Nel torneo maschile, il titolo é andato in Australia grazie al successo del classe 1999 Alexey Popyrin, numero venticinque del ranking Itf e quattordicesima testa di serie. L'australiano non ha avuto un percorso facile verso la finale, nonostante abbia evitato l'incontro con il primo favorito del seeding, il cinese Wu, subito eliminato. Popyrin, infatti, ha battuto in tre set sia l'argentino Axel Geller , numero 42 al mondo,  che l'austriaco Rodionov, settima testa di serie. La finale, tuttavia, é stata più facile del previsto, dato che il serbo Milanovic, quindicesima testa di serie, non é riuscito a contrastere i colpi potenti dell'australiano, perdendo con il punteggio 6-2 6-4.

Grande sorpresa nel torneo femminile, dove il torneo é stato vinto dalla russa Rybakina, non accreditata di alcuna testa di serie all'inizio del torneo. La potente tennista, letteralmente esplosa nel corso del torneo milanese. Sotto i suoi colpi potenti e precisi, infatti, sono crollate tenniste molto accreditate, come l'americana Douglas e la svizzera In-Albon, eliminata in semifinale in rimonta. La Rybakina, poi, é stata brava a rimontare anche in finale, dove ha sfidato la polacca Iga Swiatek, autrice di un torneo regolare. Dopo un primo set perso malamente, la Rybakina si é ripresa, riuscendo a colpire con maggiore efficacia e chiudendo il match al terzo.

Purtropp questa edizione del Bonfiglio non ha visto protagonisti i giovani tennisti azzurri, parsi ancora non pronti per confrontarsi con i migliori giocatori di categoria del mondo. Soprattutto nel settore maschile, tuttavia, l'età media dei tennisti  ai vertici del ranking mondiale si é alzata in maniera esponenziale (mentre nel tennis femminile c'é ancora spazio per giovani sorprese, come quella della Ostapenko a Roland Garros). Nel circuito junior, dunque, più che i risultati contano i miglioramenti tecnici e caratteriali dei tennisti. Formare tennisti pronti per il grande salto nel professionismo, dunque, dovrebbe essere l'obiettivo principale dei tecnici. Donato D'Auria

 
Il Filadelfia rinasce: grande festa per i tifosi del Torino PDF Print E-mail
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Friday, 09 June 2017 15:35

Il Filadelfia rinasce: grande festa per i tifosi del Torino

Torino - Sono passati più di vent'anni da quando lo stadio Filadelfia (per tutti i tifosi del Torino semplicemente "il Fila") é stato abbandonato definitivamente. Chiudeva i battenti, allora, il teatro delle imprese del Grande Torino ma anche uno dei luoghi simbolo del tifo granata, molto più simile ad una "fede laica" che a una semplice passione sportiva. Quello stadio, costruito negli anni Venti in stile Liberty, non ospitava un incontro ufficiale dal 1963, ma era stato ancora sede degli allenamenti delle squadre allenate da Radice e Mondonico, capaci di regalare gli ultimi successi ad una delle piazze più storiche del campionato italiano.

Due anni fa, finalmente, é iniziata la rinascita del "Fila", che era stato definitivamente demolito nel 1998. La Fondazione Filadelfia, che aveva raccolto tutti i gruppi di appassionati che si erano occupati di tenere in vita il ricordo di questo vero e proprio "luogo della memoria". In soli due anni é stato edificato un vero e proprio centro sportivo con due campi da calcio, uno sul luogo dove sorgeva lo storico Filadelfia (quest'ultimo é un piccolo stadio da 4000 posti che ospiterà gli allenamenti della prima squadra e le partite della primavera) e l'altro proprio di fronte alla tribuna principale del nuovo "Fila".

L'inaugurazione del nuovo impianto, avvenuta lo scorso 24 maggio, é stata certamente un'occasione per ricordare gli antichi successi, ma anche per spingere la squadra guidata da Sinisa Mihajlovic. Il nono posto della stagione appena conclusa, infatti, deve costituire una solida base di partenza per costruire una squadra in grado di lottare fino all'ultimo per un piazzamento europeo.  I tifosi Granata, storicamente legati alla storia e ai simboli, sono parsi più sicuri dopo che é stato ricostruito loro un pezzo di storia, anche se non sono mancate le voci critiche nei confronti del progetto della Fondazione. Secondo qualcuno, infatti, il nuovo stadio avrebbe dovuto essere costruito vicino all'area del vecchio Fila (dove ora si trova il campo piccolo), trasformando l'area del vecchio stadio in un museo a cielo aperto.

In ogni caso, il Torino, che da diversi anni si allenava nel piccolo stadio della Sisport, meritava un centro tecnico di alto livello, così come erano troppi anni che la Primavera della formazione granata meritava un vero e proprio stadio in cui disputare le partite interne. Il Filadelfia risponde a queste esigenze, e dunque non si può che fare i complimenti alla Fondazione, che ha realizzato quest'opera in poco tempo e a prezzo non troppo elevato (8 milioni di euro, 7 donati da Comune e Regione, 1 dal Torino). A questo punto, per completare l'opera, é necessario che la Fondazione e il Torino firmino il contratto d'affetto che permetterà ai Granata di prendere possesso dello Stadio. Sarà importante, inoltre, reperire i fondi per far partire il secondo lotto dei lavori, che porterà al Fila una foresteria per i ragazzi del settore giovanile Granata e un museo che rendano il "Fila" la nuova casa del Toro a tutti gli effetti. Luigi M. D'Auria

 
Nairo Quintana domina sul Blockhaus ma il Giro d'Italia resta aperto PDF Print E-mail
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Sunday, 14 May 2017 16:38

Nairo Quintana domina sul Blockhaus ma il Giro d'Italia resta aperto

Roccamorice (Pe) - Questa mattina, al volante della Ford Ka della redazione, Luigi Magnani aveva già emesso la sua sentenza:" Qui esce fuori uno sbrindellio". Come al solito, aveva ragione. Dopo otto giorni di marcamenti, tattica e tante gioie per i velocisti e i fuggitivi, la salita del Blockhaus ha emesso i primi verdetti di questo Giro d'Italia. Questo gigante abruzzese, situato nella Majella, faceva paura già in ricognizione: non si trattava, infatti, della salita lunga e pedalabile affrontata diverse volte (con passaggi da Majelletta e Passo Lanciano), ma di un pugnale lungo tredici chilometri, una lingua d'asfalto che conduce da Roccamorice all'arrivo.

Questo arrivo sembrava disegnato per Nairo Quintana, che non ha tradito le attese della vigilia. Il piccolo stambecco colombiano ha messo la squadra davanti a tirare i suoi gregari, che hanno allungato il gruppo. Poi, a meno sei dall'arrivo, ha iniziato una serie di scatti degna di un certo Marco Pantani. Prima ha "cucinato" a fuoco lento Nibali e Pinot che avevano provato a seguirlo, poi si é invocato da solo verso il traguardo, precedendo di venticinque secondi lo stesso Pinot (tornato a grandi livelli dopo due anni di buio) e Tom Dumoulin, abilissimo a gestire le energie in vista della cronometro di Montefalco.

Tra coloro che sono riusciti a tenere botta si possono contare anche un ottimo Mollema, giunto quarto a quaranta secondi, e Vincenzo Nibali, quinto ad un minuto e abile a limitare i danni dopo aver patito una crisi terribile a tre chilometri dall'arrivo. Il siciliano, quasi sicuramente, ha patito lo stoico tentativo di tenere il passo di un Quintana troppo forte.

Sono molti, invece, i corridori che lasciano l'Abruzzo con le ossa rotte. Ilnur Zakarin e Steven Kruijswick hanno perso più di due minuti e mezzo e difficilmente guadagneranno qualcosa nella cronometro. Jungels, in maglia rosa dopo aver tenuto il passo dei migliori sull'Etna, ha perso tre minuti, confermando di non essere ancora pronto a vincere un grande giro, mentre Van Garderen (che ha perso quattro minuti) e Rui Costa (cinque minuti lasciati sono ormai fuori classifica). Ancora peggio è andata alla Sky e alla Orica, che hanno perso i loro capitani a causa di una caduta causata da una moto poco prima dell'inizio della salita. Mille Landa, parso dolorante, potrebbe ritirarsi, mentre Yates e Thomas, molto staccati, dovranno provare a salvare il salvabile andranno alla ricerca di qualche successo parziale.

Il grande spettacolo andato in scena al Blockhaus ha messo fine, dunque, ad una settimana, cominciata in Sicilia e caratterizzata da una risalita verso nord, in cui le volate sono state dominate da tre atleti, Caleb Ewan, Fernando Gaviria e André Greipel. Le fughe, invece, hanno avuto gloria sull'Etna, dove ha vinto Jan Polanc, a Terme Luigiane, dove ha trionfato Silvan Dillier,e a Peschici, tappa spettacolare in cui Jon Izaguirre ha domato i ripidi tornanti del centro storico del comune delle del Gargano.

La classifica generale, che vede in testa Quintana, potrebbe essere rivoluzionata martedì 16 (dopo il giorno di riposo) dalla lunga cronometro Foligno-Montefalco, che sorride a Dumoulin (che sogna di scavare il solco rispetto ai rivali), oltre che a Pinot e a Nibali, intenzionati a colmare il gap con Quintana, che sarà costretto a giocare in difesa. Anche Jungels, Van Garderen e Thomas sognano una rimonta disperata, ma il loro distacco é troppo elevato dai primi per pensare di poter vincere il Giro. Salvo sconvolgimenti, dopo i 39,8 chilometri a cronometro Tom Dumoulin potrà festeggiare la Maglia Rosa con un bel bicchiere di Sagrantino bianco, mentre gli sconfitto di giornata potranno provare a consolarsi con un calice di Montefalco Rosso. Luigi M. D'Auria Ha collaborato Luigi Magnani

 
Tom Dumoulin vince il Giro d'Italia più incerto degli ultimi anni PDF Print E-mail
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Thursday, 01 June 2017 20:36

Tom Dumoulin vince il Giro d'Italia più incerto degli ultimi anni

Milano - Dopo ventuno giorni di lotta sportiva (e non solo), Tom Dumoulin é riuscito a vincere la sua personale battaglia sportiva: vincere uno dei tre grandi Giri del ciclismo mondiale. La "farfalla di Maastricht" (come viene soprannominato in patria) ci é riuscito in una occasione davvero prestigiosa: grazie ad un'ultima crono sensazionale ha vinto il Giro d'Italia numero 100, battendo corridori del calibro di Nairo Quintana e Vincenzo Nibali, venuti al Giro per vincere e, nel caso di Quintana, per provare a realizzare l'accoppiata Giro d'Italia-Tour de France.

Secondo il nostro collaboratore Luigi Magnani, Dumoulin ha approfittato delle due crono inserite nel percorso (quella di Montefalco e l'ultima tappa, Monza-Milano) per scavare un solco tra sé e gli avversari, solco mantenuto abilmente in salita e incrementato nella tappa di Oropa (che Dumoulin ha vinto realizzando un grande tempo, simile a quello di Pantani nel 1999), correndo, dunque, con lo stesso stile del grande Miguel Indurain. Non bisogna dimenticare che, anche se lo spagnolo resta un monumento del ciclismo quasi innominabile, almeno in due cose Dumoulin é riuscito a fare ancora meglio. In primo luogo, la Banesto del corridore navarro era decisamente più forte del Team Sunweb capitanato dall'olandese. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che Dumoulin, prima di diventare professionista, non aveva mai visto una salita, mentre Indurain, essendo nato sulle montagne spagnole, era decisamente più abituato ad affrontare grandi salite già da juniores.

Tra i più scontenti del l'esito finale non si può non citare Eusebio Unzue. Il grande team manager spagnolo aveva allestito una squadra da sogni per Nairo Quintana. Vincere il Giro, dove la vittoria sul Blockhaus, sembrava quasi facile. Il colombiano, invece, ha gettato al vento tutti i progressi fatti nella scorsa Vuelta (quando aveva beffato Froome con un'azione d'alta scuola), tornando adessere il corridore intimorito dagli avversari visto al Tour del 2014 e del 2015. Pur essendo lo scalatore più forte, non é riuscito a mettere un solco consistente fra sé e Dumoulin, sbagliando totalmente tattica di gara: sullo Stelvio si é fatto beffare in discesa da Nibali, mentre nel "tappone dolomitico" non ha avuto la forza di attaccare Nibali e Dumoulin.

Infine, rimane difficile giudicare le prestazioni di Vincenzo Nibali e Thibault Pinot. Il siciliano, infatti, ha firmato un'impresa d'autore e ha centrato il podio finale, ma non é parso brillante come nelle scorse stagioni. La scelta di non disputare le classiche, preferendo una preparazione impostata sulla resistenza, non ha pagato per niente. Il francese, dopo due annate terribili, é tornato competitivo, e si é concesso il lusso di vincere la tappa di Asiago, ma a cronometro é regredito e ha perso il podio, seppur per pochi secondi. Luigi M. D'Auria

Il "pagellone" del Giro d'Italia di Luigi Magnani

Dumoulin 9: Dopo la Vuelta 2015 e il Giro dello scorso anno (entrambi conclusi male) ha limato ogni dettaglio per presentarsi al meglio, rasentando la perfezione. Non merita 10 per la leggerezza con cui ha gestito la tappa dello Stelvio (in cui si é sentito male) e per le frasi sprezzanti rivolte agli avversari dopo la diciottesima tappa.

Nibali 6 1/2: La vittoria di Bormio sarà ricordato come una delle imprese più belle del ciclismo moderno, ma lo Squalo non é parso al top della condizione. Da rivedere anche il suo ruolo i manager di fatto del Team Bahrein-Merida, che non é riuscita ad allestire una grandissima squadra nonostante i grandi investitmenti fatti in inverno.

Quintana 6: Eusebio Unzue e tecnici della Movistar, aiutatelo. Il colombiano ha un talento incredibile, ma non conosce per niente le corrette tattiche di gara. Se non impara in fretta, rischia di continuare a collezionare piazzamenti senza riuscire a piazzare il grande acuto.

Pinot 6/7: Il terzo posto al Tour del 2014 non era un fuoco di paglia. Il capitano della Fdj é ritornato ad alti livelli, ma non é riuscito a salire sul podio. Il suo obiettivo per il futuro deve essere quello di combinare buona prestazioni a cronometro e in salita

Mollema e Kruiswick 5: I due olandesi hanno entrambi deluso. Il primo ha privato a reggere il passo dei migliori, ma é crollato alla distanza senza piazzare alcun acuto. Il secondo, purtroppo, non si é più ripreso dopo la caduta dell'anno scorso sul Colle dell'Agnello, senza la quale avrebbe probabilmente vinto il Giro.

Pozzovivo e Zakarin 7: Il lucano e il russo hanno animato la corsa provando qualche sortita da lontano anche quando la corsa era bloccata tatticamente, raccogliendo molti piazzamenti. I loro piazzamenti (quinto e sesto posto) sono segno di un livello medio più alto nelle posizioni di testa

Gaviria 10: il velocista della Quick Step é stato praticamente perfetto. Aiutato da gregari di lusso (come Richeze e la Maglia Bianca, Bob Jungels) ha ottenuto ben quattro vittorie in volata, sorprendendo tutti per la sua tecnica nello sprint.

Rcs Sport 7: la società organizzatrice, da quest'anno presieduta da Urbano Cairo, ha dato vita ad un Giro molto duro ed é riuscita a portare molti campionissimi al Giro d'Italia. Dopo aver celebrato i grandi campioni del passato e le salite storiche del Giro, speriamo di vedere anche degli arrivi inediti a partire dal prossimo anno, abbinati magari ad un arrivo finale al Sud, la parte d'Italia dove in assoluto il Giro é stato più seguito sulle strade.


Last Updated on Thursday, 01 June 2017 20:40
 
Il Giro d'Italia numero 100 comincia con tre volate in Sardegna PDF Print E-mail
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Sunday, 07 May 2017 16:59

Il Giro d'Italia numero 100 comincia con tre volate in Sardegna

Tortolì - É cominciato, finalmente, la centesima edizione della Corsa Rosa, cominciata in Sardegna come nel 2007. É difficile, tuttavia, analizzare una corsa ancora non entrata nel vivo senza dimenticare quello che é accaduto nelle ultime settimane. Un incidente in Spagna, infatti, ha costretto Fabio Aru, che aveva focalizzato la sua stagione proprio su questo evento. Poi un altro stupido incidente ha privato il mondo del ciclismo di una delle sue anime più generose e buone: Michele Scarponi. Infine, Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni non hanno potuto prendere parte alla gara a causa di una "non negatività" ad un controllo antidoping, anticamera di una squalifica vera e propria, visto che é difficile che le contro analisi li salvino.

Per quanto riguarda la corsa, la prima tappa (Alghero-Olbia) si é aperta subito con una sorpresa: l'austriaco Lukas Postlberger ha conquistato la maglia rosa con un'azione da finisseur nata per caso a 3 km dall'arrivo, quando una caduta ha costretto qualche corridore a mettere i piedi a terra (tra cui l'olandese Steven Kruijswick) e a perdere una quindicina di secondi, ma i favoriti sono tutti riusciti ad evitare danni.

A differenza di quanto previsto dagli organizzatori, le prime due tappe in Sardegna non hanno riservato grandi insidie, soprattutto a causa del forte vento che ha bloccato la corsa. Proprio il vento, tuttavia, ha creato una grande caduta di gruppo a pochi chilometri dalla fine della terza frazione (la Tortolì-Cagliari), caduta che ha estromesso dalla corsa Rohan Dennis, parso molto in forma nelle gare di primavera. Tutti gli altri big sono risusciti a stare lontano dai guai, ma non a riprendere sette fuggitivi (tra cui il capitano della Etix, Bob Jungels) e il vincitore Fernando Gaviria, che ha strappato la maglia  rosa ad Andrè Greipel, che l'aveva conquistata al termine della Olbia-Tortolì

I favoriti, pertanto, sono riusciti a rimanere tranquilli e non sono cambiate le gerarchie che si erano delineate in fase di presentazione. I principali favoriti sono tre: il colombiano Nairo Quintana (che quest'anno ha dominato in salite già dalle corse di preparazione e arrivato ad Alghero con un'autentica corazzata ), Vincenzo Nibali, finalmente pimpante al Giro di Croazia, e Thibault Pinot, alla ricerca di nuovi successi dopo due anni avari di soddisfazioni. Difficile da interpretare la situazione nel Team Sky, dove ci sono ben tre uomini potenzialmente da alta classifica: Mikel Landa, Geraint Thomas e Diego Rosa. Sarà interessante capire se si pesteranno i piedi o se, individuato dopo qualche tappa il migliore dei tre, procederanno di comune accordo.

Non mancano anche diversi outsider, che potrebbero far saltare il banco. Adam Yates e Steven Kruijswick, in particolare, potrebbero dare filo da torcere a tutti i migliori, anche con azioni da lontano. Da non sottovalutare anche Tejay Van Garderen, Bauke Mollema, Rui Costa e Bob Jungels, tutti ottimi corridori, ma non privi di qualche difetto (per qualcuno le lunghe salite, per altri le cronometro) che potrebbe pesare nel corso delle ventuno tappe. Per tutti, peró, il primo test importante sarà la tappa di martedì, la Cefalù-Etna, che di sicuro non designerà il vincitore della corsa, ma farà capire quali sono i veri pretendenti alle posizioni che contano. Luigi M. D'Auria

 
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