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Tom Dumoulin vince il Giro d'Italia più incerto degli ultimi anni PDF Print E-mail
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Thursday, 01 June 2017 20:36

Tom Dumoulin vince il Giro d'Italia più incerto degli ultimi anni

Milano - Dopo ventuno giorni di lotta sportiva (e non solo), Tom Dumoulin é riuscito a vincere la sua personale battaglia sportiva: vincere uno dei tre grandi Giri del ciclismo mondiale. La "farfalla di Maastricht" (come viene soprannominato in patria) ci é riuscito in una occasione davvero prestigiosa: grazie ad un'ultima crono sensazionale ha vinto il Giro d'Italia numero 100, battendo corridori del calibro di Nairo Quintana e Vincenzo Nibali, venuti al Giro per vincere e, nel caso di Quintana, per provare a realizzare l'accoppiata Giro d'Italia-Tour de France.

Secondo il nostro collaboratore Luigi Magnani, Dumoulin ha approfittato delle due crono inserite nel percorso (quella di Montefalco e l'ultima tappa, Monza-Milano) per scavare un solco tra sé e gli avversari, solco mantenuto abilmente in salita e incrementato nella tappa di Oropa (che Dumoulin ha vinto realizzando un grande tempo, simile a quello di Pantani nel 1999), correndo, dunque, con lo stesso stile del grande Miguel Indurain. Non bisogna dimenticare che, anche se lo spagnolo resta un monumento del ciclismo quasi innominabile, almeno in due cose Dumoulin é riuscito a fare ancora meglio. In primo luogo, la Banesto del corridore navarro era decisamente più forte del Team Sunweb capitanato dall'olandese. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che Dumoulin, prima di diventare professionista, non aveva mai visto una salita, mentre Indurain, essendo nato sulle montagne spagnole, era decisamente più abituato ad affrontare grandi salite già da juniores.

Tra i più scontenti del l'esito finale non si può non citare Eusebio Unzue. Il grande team manager spagnolo aveva allestito una squadra da sogni per Nairo Quintana. Vincere il Giro, dove la vittoria sul Blockhaus, sembrava quasi facile. Il colombiano, invece, ha gettato al vento tutti i progressi fatti nella scorsa Vuelta (quando aveva beffato Froome con un'azione d'alta scuola), tornando adessere il corridore intimorito dagli avversari visto al Tour del 2014 e del 2015. Pur essendo lo scalatore più forte, non é riuscito a mettere un solco consistente fra sé e Dumoulin, sbagliando totalmente tattica di gara: sullo Stelvio si é fatto beffare in discesa da Nibali, mentre nel "tappone dolomitico" non ha avuto la forza di attaccare Nibali e Dumoulin.

Infine, rimane difficile giudicare le prestazioni di Vincenzo Nibali e Thibault Pinot. Il siciliano, infatti, ha firmato un'impresa d'autore e ha centrato il podio finale, ma non é parso brillante come nelle scorse stagioni. La scelta di non disputare le classiche, preferendo una preparazione impostata sulla resistenza, non ha pagato per niente. Il francese, dopo due annate terribili, é tornato competitivo, e si é concesso il lusso di vincere la tappa di Asiago, ma a cronometro é regredito e ha perso il podio, seppur per pochi secondi. Luigi M. D'Auria

Il "pagellone" del Giro d'Italia di Luigi Magnani

Dumoulin 9: Dopo la Vuelta 2015 e il Giro dello scorso anno (entrambi conclusi male) ha limato ogni dettaglio per presentarsi al meglio, rasentando la perfezione. Non merita 10 per la leggerezza con cui ha gestito la tappa dello Stelvio (in cui si é sentito male) e per le frasi sprezzanti rivolte agli avversari dopo la diciottesima tappa.

Nibali 6 1/2: La vittoria di Bormio sarà ricordato come una delle imprese più belle del ciclismo moderno, ma lo Squalo non é parso al top della condizione. Da rivedere anche il suo ruolo i manager di fatto del Team Bahrein-Merida, che non é riuscita ad allestire una grandissima squadra nonostante i grandi investitmenti fatti in inverno.

Quintana 6: Eusebio Unzue e tecnici della Movistar, aiutatelo. Il colombiano ha un talento incredibile, ma non conosce per niente le corrette tattiche di gara. Se non impara in fretta, rischia di continuare a collezionare piazzamenti senza riuscire a piazzare il grande acuto.

Pinot 6/7: Il terzo posto al Tour del 2014 non era un fuoco di paglia. Il capitano della Fdj é ritornato ad alti livelli, ma non é riuscito a salire sul podio. Il suo obiettivo per il futuro deve essere quello di combinare buona prestazioni a cronometro e in salita

Mollema e Kruiswick 5: I due olandesi hanno entrambi deluso. Il primo ha privato a reggere il passo dei migliori, ma é crollato alla distanza senza piazzare alcun acuto. Il secondo, purtroppo, non si é più ripreso dopo la caduta dell'anno scorso sul Colle dell'Agnello, senza la quale avrebbe probabilmente vinto il Giro.

Pozzovivo e Zakarin 7: Il lucano e il russo hanno animato la corsa provando qualche sortita da lontano anche quando la corsa era bloccata tatticamente, raccogliendo molti piazzamenti. I loro piazzamenti (quinto e sesto posto) sono segno di un livello medio più alto nelle posizioni di testa

Gaviria 10: il velocista della Quick Step é stato praticamente perfetto. Aiutato da gregari di lusso (come Richeze e la Maglia Bianca, Bob Jungels) ha ottenuto ben quattro vittorie in volata, sorprendendo tutti per la sua tecnica nello sprint.

Rcs Sport 7: la società organizzatrice, da quest'anno presieduta da Urbano Cairo, ha dato vita ad un Giro molto duro ed é riuscita a portare molti campionissimi al Giro d'Italia. Dopo aver celebrato i grandi campioni del passato e le salite storiche del Giro, speriamo di vedere anche degli arrivi inediti a partire dal prossimo anno, abbinati magari ad un arrivo finale al Sud, la parte d'Italia dove in assoluto il Giro é stato più seguito sulle strade.


Last Updated on Thursday, 01 June 2017 20:40
 
Nairo Quintana domina sul Blockhaus ma il Giro d'Italia resta aperto PDF Print E-mail
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Sunday, 14 May 2017 16:38

Nairo Quintana domina sul Blockhaus ma il Giro d'Italia resta aperto

Roccamorice (Pe) - Questa mattina, al volante della Ford Ka della redazione, Luigi Magnani aveva già emesso la sua sentenza:" Qui esce fuori uno sbrindellio". Come al solito, aveva ragione. Dopo otto giorni di marcamenti, tattica e tante gioie per i velocisti e i fuggitivi, la salita del Blockhaus ha emesso i primi verdetti di questo Giro d'Italia. Questo gigante abruzzese, situato nella Majella, faceva paura già in ricognizione: non si trattava, infatti, della salita lunga e pedalabile affrontata diverse volte (con passaggi da Majelletta e Passo Lanciano), ma di un pugnale lungo tredici chilometri, una lingua d'asfalto che conduce da Roccamorice all'arrivo.

Questo arrivo sembrava disegnato per Nairo Quintana, che non ha tradito le attese della vigilia. Il piccolo stambecco colombiano ha messo la squadra davanti a tirare i suoi gregari, che hanno allungato il gruppo. Poi, a meno sei dall'arrivo, ha iniziato una serie di scatti degna di un certo Marco Pantani. Prima ha "cucinato" a fuoco lento Nibali e Pinot che avevano provato a seguirlo, poi si é invocato da solo verso il traguardo, precedendo di venticinque secondi lo stesso Pinot (tornato a grandi livelli dopo due anni di buio) e Tom Dumoulin, abilissimo a gestire le energie in vista della cronometro di Montefalco.

Tra coloro che sono riusciti a tenere botta si possono contare anche un ottimo Mollema, giunto quarto a quaranta secondi, e Vincenzo Nibali, quinto ad un minuto e abile a limitare i danni dopo aver patito una crisi terribile a tre chilometri dall'arrivo. Il siciliano, quasi sicuramente, ha patito lo stoico tentativo di tenere il passo di un Quintana troppo forte.

Sono molti, invece, i corridori che lasciano l'Abruzzo con le ossa rotte. Ilnur Zakarin e Steven Kruijswick hanno perso più di due minuti e mezzo e difficilmente guadagneranno qualcosa nella cronometro. Jungels, in maglia rosa dopo aver tenuto il passo dei migliori sull'Etna, ha perso tre minuti, confermando di non essere ancora pronto a vincere un grande giro, mentre Van Garderen (che ha perso quattro minuti) e Rui Costa (cinque minuti lasciati sono ormai fuori classifica). Ancora peggio è andata alla Sky e alla Orica, che hanno perso i loro capitani a causa di una caduta causata da una moto poco prima dell'inizio della salita. Mille Landa, parso dolorante, potrebbe ritirarsi, mentre Yates e Thomas, molto staccati, dovranno provare a salvare il salvabile andranno alla ricerca di qualche successo parziale.

Il grande spettacolo andato in scena al Blockhaus ha messo fine, dunque, ad una settimana, cominciata in Sicilia e caratterizzata da una risalita verso nord, in cui le volate sono state dominate da tre atleti, Caleb Ewan, Fernando Gaviria e André Greipel. Le fughe, invece, hanno avuto gloria sull'Etna, dove ha vinto Jan Polanc, a Terme Luigiane, dove ha trionfato Silvan Dillier,e a Peschici, tappa spettacolare in cui Jon Izaguirre ha domato i ripidi tornanti del centro storico del comune delle del Gargano.

La classifica generale, che vede in testa Quintana, potrebbe essere rivoluzionata martedì 16 (dopo il giorno di riposo) dalla lunga cronometro Foligno-Montefalco, che sorride a Dumoulin (che sogna di scavare il solco rispetto ai rivali), oltre che a Pinot e a Nibali, intenzionati a colmare il gap con Quintana, che sarà costretto a giocare in difesa. Anche Jungels, Van Garderen e Thomas sognano una rimonta disperata, ma il loro distacco é troppo elevato dai primi per pensare di poter vincere il Giro. Salvo sconvolgimenti, dopo i 39,8 chilometri a cronometro Tom Dumoulin potrà festeggiare la Maglia Rosa con un bel bicchiere di Sagrantino bianco, mentre gli sconfitto di giornata potranno provare a consolarsi con un calice di Montefalco Rosso. Luigi M. D'Auria Ha collaborato Luigi Magnani

 
Si conferma una gara importante nel panorama piemontese la "Mezza di Varenne" PDF Print E-mail
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Sunday, 30 April 2017 16:55

Si conferma una gara importante nel panorama piemontese la "Mezza di Varenne"

Vigone (To) - L'ottava edizione della Mezza di Varenne si é disputata in primavera (per la precisione l'ultima domenica di aprile), dopo un anno in cui era stata spostata a Marzo. A causa di alcuni problemi organizzativi (legati soprattutto all'imponente numero di volontari presente in primavera), gli organizzatori hanno deciso di spostare di nuovo in avanti la manifestazione, che ha riscosso un buon successo di partecipazione (395 gli arrivati alla Mezza) nonostante la quasi contemporaneità con la manifestazione di Trino Vercellese.

Confermatissimo il percorso della gara, pianeggiante ma caratterizzato da diverse curve, due passaggi sullo sterrato di due cascine e (nella giornata odierna) anche da un vento abbastanza fastidioso. Diversi podisti si sono lamentati delle strade dissestate della campagna vigonese, ma la nostra redazione (che ha avuto la possibilità di visitare il percorso direttamente) non ha riscontrato una situazione compromessa In maniera irrimediabile.

Non priva di polemiche la gara maschile. Nel corso del secondo giro del percorso, infatti, il marocchino Benhamadine e l'atleta italiano Andrea Feltrin hanno sbagliato percorso, tagliando una porzione consistente di percorso e rivoluzionando la classifica (Benhamadine si é trovato primo, mentre Feltrin ha chiuso primo con un tempo straordinario per i suoi standard). Nonostante qualche rimostranza, sono stati squalificati entrambi dalla giuria.

La gara maschile, dunque, é stata dominata da una coppia di keniani, abili a condurre una gara regolare per tutti i ventun chilometri. Negli ultimi chilometri, una potente accelerazione ha consegnatao la vittoria a Primen Manifarasha, che ha chiuso in 1h 03' 47", precedendo di venti secondi Paul Tiongik. Decisamente più staccato ha chiuso Youssef Sbaai, parso meno brillante rispetto alla TuttaDritta, dove aveva ottenuto una grande vittoria.

Decisamente più scontato l'epilogo della gara femminile, dove fin dai primissimi chilometri Moraa Moseti ha dominato la gara, chiudendo con l'ottimo tempo di 1h 12' 11", che le ha consentito di precedere di quasi cinque minuti le due principali avversarie, Vivian Kemboi (1h 17' 05) ed Elisa Stefani.

Si conferma, dunque, il successo organizzativo della "Vigone che Corre", brava a dare vita ad una manifestazione di buon livello tecnico, che coniuga una buona presenza di top Runners, un buon numero di partecipanti alla Mezza Maratona e anche tanti partecipanti alla gara breve di undici chilometri (vinta da Luigi Maria D'Auria con il tempo di 43' 22") e i fitwalkers che parteciperanno alla camminata del primo maggio. Luigi M. D'Auria

 
Il Giro d'Italia numero 100 comincia con tre volate in Sardegna PDF Print E-mail
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Sunday, 07 May 2017 16:59

Il Giro d'Italia numero 100 comincia con tre volate in Sardegna

Tortolì - É cominciato, finalmente, la centesima edizione della Corsa Rosa, cominciata in Sardegna come nel 2007. É difficile, tuttavia, analizzare una corsa ancora non entrata nel vivo senza dimenticare quello che é accaduto nelle ultime settimane. Un incidente in Spagna, infatti, ha costretto Fabio Aru, che aveva focalizzato la sua stagione proprio su questo evento. Poi un altro stupido incidente ha privato il mondo del ciclismo di una delle sue anime più generose e buone: Michele Scarponi. Infine, Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni non hanno potuto prendere parte alla gara a causa di una "non negatività" ad un controllo antidoping, anticamera di una squalifica vera e propria, visto che é difficile che le contro analisi li salvino.

Per quanto riguarda la corsa, la prima tappa (Alghero-Olbia) si é aperta subito con una sorpresa: l'austriaco Lukas Postlberger ha conquistato la maglia rosa con un'azione da finisseur nata per caso a 3 km dall'arrivo, quando una caduta ha costretto qualche corridore a mettere i piedi a terra (tra cui l'olandese Steven Kruijswick) e a perdere una quindicina di secondi, ma i favoriti sono tutti riusciti ad evitare danni.

A differenza di quanto previsto dagli organizzatori, le prime due tappe in Sardegna non hanno riservato grandi insidie, soprattutto a causa del forte vento che ha bloccato la corsa. Proprio il vento, tuttavia, ha creato una grande caduta di gruppo a pochi chilometri dalla fine della terza frazione (la Tortolì-Cagliari), caduta che ha estromesso dalla corsa Rohan Dennis, parso molto in forma nelle gare di primavera. Tutti gli altri big sono risusciti a stare lontano dai guai, ma non a riprendere sette fuggitivi (tra cui il capitano della Etix, Bob Jungels) e il vincitore Fernando Gaviria, che ha strappato la maglia  rosa ad Andrè Greipel, che l'aveva conquistata al termine della Olbia-Tortolì

I favoriti, pertanto, sono riusciti a rimanere tranquilli e non sono cambiate le gerarchie che si erano delineate in fase di presentazione. I principali favoriti sono tre: il colombiano Nairo Quintana (che quest'anno ha dominato in salite già dalle corse di preparazione e arrivato ad Alghero con un'autentica corazzata ), Vincenzo Nibali, finalmente pimpante al Giro di Croazia, e Thibault Pinot, alla ricerca di nuovi successi dopo due anni avari di soddisfazioni. Difficile da interpretare la situazione nel Team Sky, dove ci sono ben tre uomini potenzialmente da alta classifica: Mikel Landa, Geraint Thomas e Diego Rosa. Sarà interessante capire se si pesteranno i piedi o se, individuato dopo qualche tappa il migliore dei tre, procederanno di comune accordo.

Non mancano anche diversi outsider, che potrebbero far saltare il banco. Adam Yates e Steven Kruijswick, in particolare, potrebbero dare filo da torcere a tutti i migliori, anche con azioni da lontano. Da non sottovalutare anche Tejay Van Garderen, Bauke Mollema, Rui Costa e Bob Jungels, tutti ottimi corridori, ma non privi di qualche difetto (per qualcuno le lunghe salite, per altri le cronometro) che potrebbe pesare nel corso delle ventuno tappe. Per tutti, peró, il primo test importante sarà la tappa di martedì, la Cefalù-Etna, che di sicuro non designerà il vincitore della corsa, ma farà capire quali sono i veri pretendenti alle posizioni che contano. Luigi M. D'Auria

 
Le giovani azzurre provano ad aprire un nuovo corso contro Taipei PDF Print E-mail
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Friday, 21 April 2017 18:42

Le Giovani azzurre provano ad aprire un nuovo corso contro Taipei

Barletta (Bat) - Manca davvero poco all'inizio del play-off per la permanenza nel secondo gruppo mondiale di Fed Cup tra Italia e Taipei. Sabato 22 aprile alle 13.30, infatti, il Tennis Club Barletta "Hugo Simmen" vedrà l'inizio di un incontro che, nel bene e nel male, sarà a suo modo storico per il tennis italiano. Per la prima volta dal 2006 (anno della prima vittoria in Fed Cup), infatti, un nuovo gruppo di giocatrici sarà chiamato a difendere i colori azzurri in una sfida di Fed Cup.

Se nella sfida contro la Slovacchia di febbraio Tathiana Garbin, nuovo capitano della nostra nazionale, si era ancora una volta affidata alla vecchia guardia (titolari nei singolari erano state Sara Errani e Francesca Schiavone), questa volta dovranno essere le giovani a caricarsi sulle spalle la squadra. Tra le tenniste più navigate, infatti, solo la Errani ha dato la propria disponibilità per questa sfida. Roberta Vinci e Francesca Schiavone sembrano, infatti, definitivamente uscite dal giro della nazionale.

Le compagne di squadra della Errani saranno, dunque, Jasmine Paolini (recentemente entrata tra le prime duecento giocatrici del mondo), Martina Trevisan (che sarà titolare nella prima giornata dei singolari), entrambe già presenti nella sfida contro la Slovacchia, e Camilla Rosatello, alla prima convocazione, che tra le nostre giocatrici potrebbe essere quella designata per giocare l'eventuale doppio di spareggio con la Errani (la Garbin, però, ha dichiarato che sceglierà solo all'ultimo momento). La Garbin, ancora alla ricerca della prima vittoria come capitano, prova a spingere le sue giocatrici:"Questo gruppo ha voglia di far bene", ha dichiarato la capitana nel corso della conferenza stampa di presentazione.

L'Italia si troverà di fronte una squadra non di altissimo livello, forse non del tutto convinta di potersela giocare alla pari (Taipei ha rinunciato a giocare la sfida in casa). L'unica tennista in grado di tenere testa alle nostre sarà la Chang, numero 66 del ranking di doppio. Le singolariste, invece, saranno Yu Su e Ya Lee, entrambe a ridosso della posizione trecento del ranking mondiale, ottanta sotto la Trevisan è quasi duecento sotto la Errani, che sembra però in ripresa dopo un periodo di crisi. L'Italia, dunque, pare decisamente favorita per il successo di questa sfida.

A vantaggio delle azzurre ci sono anche la superficie scelta per la sfida, la terra rossa, e il fattore campo: si preannuncia numeroso il pubblico che riempirà l'area il 22 e il 23 aprile, favorito da prezzi decisamente a portata di molti. Non bisogna dimenticare, però, che le sfide di Fed Cup possono riservare grandi sorprese e sovvertire i pronostici. In caso di vittoria, dunque, l'Italia potrà dire, forse, di aver trovato un nuovo gruppo di giocatrici solide e affidabili. In caso di sconfitta, la retrocessione nei gruppi continentali (l'Italia si trova ininterrottamente nei gruppi mondiali dal 1997) non dovrebbe essere vissuta come un trauma: i gruppi zonali, infatti, possono anche essere visti come una palestra in vista di futuri successi. Donato D'Auria

 
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