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La Pro Vercelli torna in Serie C con due vittorie consecutive PDF Print E-mail
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Sunday, 14 October 2018 09:42

Vercelli - La Pro Vercelli di Vito Grieco torna a far sorridere il Silvio Piola grazie alla bella vittoria con la Carrarese. Per i Bianchi, retrocessi dalla Serie B, si tratta della seconda vittoria in altrettante partite disputate in questa stranissima Serie C che per alcune squadre é iniziata solo a fine settembre a causa del caos causato dal blocco dei ripescaggi in Serie B, che ha fatto saltare diversi incontri dei primi tre turni di campionato. La Carrarese, venuta a Vercelli da capoclassifca, é stata vittima della più classica delle “giornate no” che ha evidenziato tutti i limiti dei toscani, che dovranno migliorare molto la fase difensiva per restare nelle posizioni di vertice del campionato.

Nel primo tempo sono i Bianchi ad essere protagonisti. Il 4-4-2 messo in campo da mister Grieco é molto scolastico ma anche molto efficace e consente ai due attaccanti (in particolare a Morra) e ad Azzi (che staziona sulla fascia ma che é libero di svariare) di mettere in crisi la retroguardia della Carrarese. Il doppio vantaggio della Pro al riposo é meritato, ma é innegabile che la squadra piemontese abbia beneficiato di alcuni clamorosi errori della retroguardia dei toscani, che hanno consentito a Morra di presentarsi due volte solo davanti a Borra (in un’occasione il portiere della Carrarese é riuscito a salvarsi) e in occasione del raddoppio della Pro la difesa “a zona” é saltata completamente.

Nel secondo tempo la Pro Vercelli riesce a legittimare il vantaggio grazie al terzo gol del mattatore di giornata Morra (al quarto centro in due partite, l’attaccante scuola Toro sembra essere nel miglior momento di forma della carriera), prima del gol della bandiera firmato da Biasci al 27’, che però non aiuta la Carrarese a produrre un forcing finale particolarmente incisivo. Negli ultimi minuti, il tecnico Grieco (fino a maggio scorso allenatore della squadra Primavera della Pro) inserisce alcuni ragazzi del settore giovanile, tra cui Gerbi, classe 2000. In un campionato come la Serie C, dove la presenza di giovani prodotti del vivaio é fondamentale, la maturazione di questi giocatori potrebbe rivelarsi particolarmente utile per la Pro.

Smaltita la delusione per la retrocessione dello scorso anno e la mancata riammissione in Serie B, la squadra del vulcanico presidente Secondo é riuscita a ripartire con il piede giusto, vincendo una partita in trasferta ad Albissola e battendo anche la Carrarese. La presenza di molti elementi presenti anche il Serie B, come capitan Mammarella, Berra e Germano e la probabile maturazione di giocatori come Morra e Da Silva, unita alla presenza di un allenatore che conosce l’ambiente come Grieco, rendono la Pro una squadra in grado di lottare per la zona play-off. Il sogno è quello di ripetere la stagione 2013-14, in cui la Pro di Scazzola riuscì a tornare immediatamente in Serie B, ma la presenza di molte squadre di livello (Novara, Alessandria, Juventus u23, Pisa e Siena su tutte) rendono questo campionato di Serie C particolarmente equilibrato e aperto a ogni pronostico. Donato D’Auria

Last Updated on Sunday, 14 October 2018 10:12
 
Esordio positivo per la Fiat Torino al Palavela PDF Print E-mail
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Saturday, 13 October 2018 18:53

Torino - Sabato 13 ottobre sarà ricordata come una data storica per il basket torinese. La Fiat Auxilium Torino, infatti, ha esordito nella sua nuova casa: il Palavela di Torino. Dopo dieci anni passati al PalaRuffini, casa storica del basket subalpino, la squadra di coach Larry Brown si é trasferita nell’arena del quartiere Nizza Millefonti, che arriverà ad ospitare 6300 spettatori, un numero importante, che Torino punta a raggiungere soprattutto puntando sul bel gioco. Primo avversario dei torinesi (allenati per l’occasione da Paolo Galbiati e Stefano Comazzi, vista l’assenza per problemi di salute di Brown) é Trieste, ambiziosa neopromossa che punta a restare nel basket che conta.

Nel primo quarto Torino si presenta in campo con cinque americani in campo, mentre Trieste punta sull’esperienza in regia di Daniele Cavaliere. Nel corso dei minuti, tuttavia, la Fiat cambia pelle, inserendo Tony Carr, Cusin, Poeta e anche Carlos Delfino. Nonostante Trieste riesca ad essere molto incisiva con i tiri da fuori, é la squadra di casa a tenere in mano il pallino del gioco, soprattutto sotto canestro, e ad andare al riposo in vantaggio, sia pure con lo scarto di 2 punti (24-22).

All’inizio del secondo quarto Torino parte con piglio deciso, “playing the right way” come direbbe Larry Brown. Scambi rapidi, niente ricerca ossessiva del tiro da tre, difesa “tosta” caratterizzano il gioco della squadra torinese, che arriva al massimo vantaggio sul 37-28 (grazie soprattutto al lavoro da “collante” di Poeta e a due belle triple di Delfino) prima della reazione di Trieste, guidata da Strautins e Cavaliero. Torino, però, riesce a resistere e riesce ad andare al riposo sul 46-37, con due tiri liberi finali di Taylor che consegnano di nuovo il massimo vantaggio alla squadra gialloblù.

Nel terzo quarto, tuttavia, Torino si smarrisce sia nella fase offensiva che in quella difensiva, tanto che Trieste riesce a rimontare lo svantaggio. I biancorossi sono più concreti, mentre Torino commette molti errori e si affida quasi esclusivamente a Tony Carr (che lascerà il parquet a fine quarto con ben 20 punti a referto) e Victor Rudd. La squadra di Galbiati riesce a ritrovarsi solo inserendo Poeta, Cusin e Delfino, che portano maggiore fosforo alla manovra gialloblù e consentono a Torino di chiudere il periodo sul 61-61.

Nell’ultimo e decisivo quarto Torino riesce a cambiare nuovamente marcia e a prendere da subito il comando delle operazioni, mentre Trieste perde precisione nei tiri, soprattutto in quelli da tre punti. La differenza si vede soprattutto nella diversa cattiveria agonistica sotto canestro: mentre Torino trova nella rotazione Cusin-McAdoo grande affidabilità, Trieste si trova spesso battuta a rimbalzo e fatica a trovare le contromisure adatte. Il fluido giro palla di Torino, orchestrato da Delfino e Wilson, legittima l’86-74 finale in favore di Torino.

Dopo quattro sconfitte consecutive (una in Supercoppa, una in Seria A a Venezia e due in EuroCup) Torino, dunque, ha ritrovato la via della vittoria, sbloccandosi anche in campionato. La Fiat di quest’anno é, a detta di molti, una squadra che può ambire al ruolo di “anti-Milano”, ma per riuscire a diventare davvero squadra é necessario il ritorno di Coach Brown, l’unico che può rendere davvero efficace in maniera continuativa la pallacanestro “old style” della Fiat. Anche la crescita dei singoli, inoltre, é fondamentale: contro Trieste la Fiat ha beneficiato moltissimo dei punti della panchina, ma, soprattutto contro le grandi, é necessario migliorare l’intesa fra i componenti del quintetto base. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Saturday, 13 October 2018 20:23
 
Federico Delbonis vincitore al Challenger di Biella PDF Print E-mail
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Sunday, 23 September 2018 14:16

Biella - Non sono mancate le sorprese al Thindown Challenger di Biella, uno degli ultimi appuntamenti della stagione del tennis europeo su terra rossa, che ha chiamato a raccolta molti specialisti della Terra rosa italiani (giovani come Matteo Donati e Stefano Napolitano, ma anche più esperti come Paolo Lorenzi) e stranieri, come gli spagnoli Zapata e Gimeno-Traver e i sudamericani Monteiro, Delbonis e Trungelliti, tutti interpreti che hanno regalato un ottimo spettacolo sportivo al pubblico presente sugli spalti del centrale Alvigini del Tennis Club i Faggi, anche quest’anno abbastanza numeroso fin dalle giornate di qualificazione.

Nonistante diverse sospensioni a causa della pioggia, il programma é proseguito secondo i piani fino alla finale, che si è disputata domenica 23 settembre e ha visto di fronte l’argentino davisman Federico Delbonis, numero due del tabellone di Biella e a caccia di punti preziosi per tornare stabilmente tra i primi ottanta giocatori del mondo, opposto al beniamino di casa Stefano Napolitano (figlio del maestro e direttore della scuola Tennis dei Faggi Cosimo), reduce da una stagione altalenante e desideroso di fare bene di fronte al pubblico del circolo dove ha iniziato fisicamente a giocare a tennis e di avvicinare di nuovo il suo best ranking.

Nel corso della finale, i due giocatori si sono fronteggiati alla pari, esprimendo entrambi un gioco prettamente da terra rossa. Delbonis, tuttavia, é stato bravo a gestire con lucidità i momenti e i punti chiave dell’incontro, aggiudicandosi il primo set con il punteggio di 6/4. Nel secondo set, il canovaccio della partita non é cambiato, grazie soprattutto alla continuità di Delbonis, bravo a mettere in evidenza ogni errore di Napolitano, rendendo difficile al giocatore di casa ogni singolo colpo. La caratteristica principale dell’argentino, del resto è proprio questa: cuore, grinta e corsa vengono messi al servizio del suo tennis per potenziarlo, sopratutto nel suo fondamentale meno incisivo, il dritto. Napolitano, invece, ha palesato qualche incertezza di troppo al servizio, il fondamentale di gioco che il giocatore biellese deve migliorare ulteriormente per avvicinare i giocatori “top” del circuito Atp.

Nel corso del torneo, entrambi i giocatori hanno dovuto vincere dei derby. Delbonis ha superato ai quarti di finale il connazione Arguello, al termine di un incontro molto “fisico” e lungo. In semifinale, poi, eterna sfida Argentina Brasile nell’incontro tra Thiago Monteiro e lo stesso Delbonis, vinto però dal tennista di Salto, più continuo durante tutta la durata del match. Napolitano, invece, ha superato in semifinale Stefano Travaglia, numero 6 del tabellone e autore di un torneo ottimo, macchiato però da un incontro sotto tono contro Napolitano, in cui non é riuscito quasi mai a fare male con i suoi colpi da fondo, soprattutto il dritto.

Biella si conferma, dunque, uno degli appuntamenti storici del panorama tennistico italiano, grazie all’impegno di sponsor e di un comitato organizzatore ben rodato, a cui si é aggiunto negli ultimi anni la società Thindown di Paolo Bodo. La collocazione nel calendario, inoltre, consente a Biella di avere ai nastri di partenza grandi interpreti del circuito Challenger, nonostante il torneo non abbia un montepremi altissimo all’interno del circuito. In attesa di conoscere l’edizione 2019 del torneo, dunque, gli appassionati di tennis piemontesi possono essere soddisfatti di un 2018 che, grazie a Biella, ha visto ancora una volta il grande tennis nella loro regione. Donato D’Auria

Last Updated on Sunday, 23 September 2018 15:09
 
Thibaut Pinot come Jalabert: é re a Superga e a Como PDF Print E-mail
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Saturday, 13 October 2018 15:54

Torino - Ventuno anni dopo il successo di Laurent Jalabert, la Marsigliese torna a suonare sul podio del Giro di Lombardia: Thibaut Pinot, infatti, si é aggiudicato la “Classica delle Foglie Morte” al termine di un’azione spettacolare, cominciata sul Muro di Sormano (a cinquanta chilometri dal traguardo di Como) e continuata sul Civiglio, dove il ventottenne originario della Borgogna ha staccato un Vincenzo Nibali tornato ai massimi livelli dopo la caduta del Tour ma non ancora in grado di reggere alle potenti accelerazioni di quello che, per tutti, è “il francese che ama l’Italia”. Pinot, infatti, ha più volte dichiarato di preferire il Giro d’Italia al Tour de France e di essere desideroso di acquistare una casa in Salento o in Toscana, dove spesso trascorre le vacanze. In Italia, però, il francese viene anche per correre e per vincere, tanto che questo successo segna un passaggio di consegne: il ciclismo ha trovato un corridore sotto i trent’anni in grado di vincere delle classiche e di essere competitivo mei Grandi Giri, proprio come Nibali e Valverde, entrambi corridori decisamente esperti.

La settimana perfetta di Pinot, tuttavia, era iniziata già mercoledì pomeriggio, quando il francese ha conquistato l’edizione numero 99 della Milano-Torino, cogliendo un altro successo che alla Francia mancava dal 1997 quando, guarda caso, a vincere fu lo stesso Jalabert. La corsa più antica del mondo (si disputò per la prima volta nel 1872, anche se da allora le interruzioni furono moltissime), che dal 2012 termina di fronte alla Basilica di Superga si è confermata una classica molto ambita dai corridori, desiderosi di “studiarsi” in vista del Lombardia ma anche di centrare un successo in una delle poche corse riservate ai soli scalatori. Pinot é stato anche fortunato nell’approfittare della caduta del suo compagno di squadra Gaudu e del colombiano Lopez, che si sono “agganciati” a poco più di un chilometro dall’arrivo, spianando la strada al transalpino, che ha preceduto di circa dieci secondi lo stesso Lopez, che poteva bissare il successo ottenuto nel 2016. Terzo posto per il neocampione del mondo, Alejandro Valverde, parso in difficoltà nell’ultima parte dell’ascesa, mentre quarto é giunto un ottimo Mattia Cattaneo, primo degli italiani.

Negli ultimi anni, dunque, la Milano-Torino è riuscita a ricostruirei uno spazio all’interno del panorama ciclistico internazionale, tornando ad essere una corsa importante. Il prossimo anno si svolgerà l’edizione numero 100 e sarebbe bellissimo avere ai nastri di partenza un numero maggiore di corridori di alto profilo, anche se sarà molto difficile fare ancora meglio di così, considerata la finestra di calendario in cui si svolge la corsa. Confermata, inoltre, anche la crescita del Gran Piemonte (ex Giro del Piemonte), che quest’anno ha visto un inedito arrivo di fronte alla Palazzina di Caccia di Stupinigi e una bella partenza dalla Reggia di Racconigi. In una corsa dominata dalla pioggia e riservata ai velocisti, è stato bravo a spuntarla Sonny Colbrelli, potente corridore del Team Bahrain Merida, che ha preceduto Florian Sénéchal della Quick Step e Davide Ballerini dell’Androni. Un successo ottenuto con queste condizioni metereologiche rappresenta un bel punto di partenza per Colbrelli, che il prossimo anno vorrebbe diventare competitivo nelle classiche del Nord, con particolare attenzione rivolta alla Parigi-Roubaix. Donato D’Auria

Last Updated on Saturday, 13 October 2018 16:21
 
Simon Yates vince la Vuelta e punta i Mondiali di Innsbruck PDF Print E-mail
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Saturday, 22 September 2018 19:57

Madrid - Quattro mesi dopo, Simon Yates ce l’ha fatta. Il corridore inglese di Bury, che aveva corso da protagonista il Giro d’Italia, ma era uscito di classifica dopo la diciannovesima tappa (in cui aveva patito una tremenda crisi sul Colle delle Finestre), é riuscito a vincere un’edizione della Vuelta di Spagna che sarà ricordata per l’assenza dei grandissimi del ciclismo del presente (a parte il solito coriacei Valverde e un Nibali alla ricerca della migliore condizione), ma che potrebbe aver consegnato ad appassionati e addetti ai lavori un fenomeno del futuro.

Per la prima volta negli ultimi quattro anni, un grande giro é iniziato con il Team Sky senza un uomo di classifica. Priva del riferimento costituito dagli inglesi, la corsa é diventata più “aperta”e spettacolare, dando molte più possibilità alle fughe. Non é un caso che le prime due tappe di montagna siano state vinte da Benjamin King, onesto scalatore americano che faceva parte della fuga del giorno. Nel corso della corsa non sono mancate, poi, delle vere e proprie “imboscate” tentate da Thibaut Pinot (anche lui tornato protagonista dopo il Giro e vincitore di due tappe) e da altri corridori, che hanno portato il carneade Jesus Herrada in rosso per qualche giorno.

Lo spartito  della corsa, però, è sempre stato saldamente in mano a Yates, che ha quasi sempre guadagnato qualche secondo su tutti gli altri avversari, a parte nella diciassettesima tappa, quando le dure rampe del Balkon de Bizkaia hanno messo in crisi il “folletto” inglese e rilanciato le speranza di Valverde, che sognava di vincere la sua seconda Vuelta a nove anni da quello che resta l’unico successo di “Balaverde” in una grande corsa a tappe. Yates, però, é stato bravissimo sulle ultime montagne di Andorra, mentre Valverde é andato in crisi ed é scivolato fuori dal podio, dove non é entrato neanche il compagno di squadra Nairo Quintana, sempre troppo attendista, mai in palla e, forse, non più in grado di replicare le sue stagioni d’oro 2014 e 2016.

Sul podio di Madrid, dunque, Yates ha potuto condividere la gioia della prima volta con un Enric Mas, giovane scalatore della Quick Step. A inizio anno il Direttore della sua squadra, Patrick Levefre, disse che la Quick-Step aveva già in casa un corridore da corse a tappe. Tutti pensavano fosse Bob Jungels. Invece si riferiva a questo classe 1995 di Artà (Baleari) che sogna di diventare come Alberto Contador. Al terzo gradino del podio, come al Giro d’Italia, Miguel Angel Lopez, sempre più corridore di vertice.

Non sono arrivate solo brutte notizie anche in casa Italia. Elia Viviani é stato dominatore delle volate, mentre Alessandro De Marchi ha vinto una tappa al termine di una splendida fuga e nella crono dei Mondiali potrà dire la sua. Proprio in vista dei Mondiali austriaci hanno dato buoni segnali anche l’eterno Franco Pellizzotti e Gianluca Brambilla, mentre Fabio Aru ha continuato il trend negativo di una stagione davvero molto brutta e non é riuscito a incidere. Nibali, al ritorno dopo l’infortunio si é testato con diverse fughe ma ha mostrato di essere ancora in ritardo di condizione. Lo Squalo dovrà fare un vero e proprio miracolo per riuscire ad essere al massimo della forma domenica 30 settembre, quando sarà chiamato a giocarsela con gli altri favoriti, su tutti Alaphilippe, Valverde e lo stesso Yates. Proprio per questo, il Ct Davide Cassani punterà anche su Gianni Moscon, parso molto in forma nelle ultime classiche italiane. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Saturday, 22 September 2018 20:48
 
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