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Livello più alto per il Thindown Challenger di Biella PDF Print E-mail
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Wednesday, 02 August 2017 16:32

Biella - Nonostante l'assenza dell'argentino Leonardo Mayer (che ha deciso di prendersi una settimana di riposo dopo aver vinto a sorpresa l'Atp 500 di Amburgo), il torneo Challenger di Biella presenta un campo di partecipazione davvero notevole. Non poteva essere altrimenti, se si considera che Il torneo presenta un montepremi di 106500 euro più ospitalità, il massimo per la categoria Challenger (il massimo storico nella ventennale esperienza di organizzazione di torneo internazionale dei Faggi).

Dopo quasi tre giorni di tabellone principale (iniziato, dopo il weekend di qualificazioni, lunedì 31 agosto), é già tempo di primi bilanci. Tra i giocatori più in vista di questo inizio di torneo, non si può non nominare la prima testa di serie del torneo, Marco Cecchinato, che non ha avuto troppe difficoltà nello sconfiggere, al secondo turno, la Wild card degli organizzatori, il vercellese Pietro Rondoni. Fari puntati, nella parte bassa del tabellone, sul siciliano Salvatore Caruso, bravo a sconfiggere il belga Reuter al primo turno e a fare l'impresa al secondo contro l'esperto spagnolo Guillermo Garcia, crollato dopo un grande primo set (lo spagnolo, non al masssimo fisicamente, ha forse patito il lungo match di primo turno contro Lorenzo Sonego) e ritrovatosi preda delle trame da fondo campo di Caruso.

Per i colori italiani, purtroppo, non ci sono state soltanto note positive. Stefano Napolitano, autore di prestazioni davvero notevoli quest'anno, non é riuscito a ben figurare di fronte al pubblico di casa, perdendo al primo turno contro Roberto Carballes Baena, testa di serie numero otto del torneo. Tra le wild card assegnate dalla Fit, invece, subito eliminato, nonostante una grande partita, Andrea Pellegrino, che ha soltanto sfiorato l'impresa contro Stefano Travaglia, numero sette del seeding. Gianluca Mager, invece, é riuscito a vincere agilmente una partita complicata sulla carta contro l'esperto Matteo Viola.

Il livello tecnico del torneo, in ogni caso, sembra essersi alzato rispetto alla scorsa edizione. Qualche assenza di troppo dei favoriti della vigilia, infatti, é stata compensata dalle presenze di molti giovani giocatori desiderosi di ben figurare in un palcoscenico importante. Il title sponsor del torneo, Thindown, ha garantito nuova linfa ad una macchina organizzativa rodata, che é riuscita a dar vita ad uno dei maggiori tornei del nostro paese (il miglior Challenger per montepremi insieme a Caltanissetta e Genova). L'obiettivo, a nostro avviso, dovrebbe essere quello di mantenere questo montepremi anche nei prossimi anni, magari provando a dotare il centrale di una tribuna aggiuntiva più funzionale di quella attuale. Luigi M. D'Auria

 
Quarto trionfo al Tour de France per Chris Froome PDF Print E-mail
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Wednesday, 02 August 2017 10:21

Salire sul podio finale del Tour de France, per Christopher Froome, é diventata un'abitudine. Quest'anno ci é riuscito per la quinta volta negli ultimi sei anni, ottenendo il quarto successo negli ultimi cinque, il terzo di fila. Parrebbe aver ragione, dunque, chi dice che solo una brutta caduta sul pavé nel 2014 ha messo in crisi un dominio fin'ora inattaccabile. La verità, invece, é che quest'anno Froome ha dovuto sudare il successo finale fino all'ultimo e, conti alla mano, ha dato in 20 tappe solo 3" secondi a Rigoberto Uran, giunto secondo. Praticamente, il colombiano ha perso il Tour con il distacco patito nel prologo di Dusseldorf. Per la prima volta, inoltre, Froome non ha vinto nessuna tappa, non riuscendo a staccare mai Uran e Bardet in salita.

La sostanza, però, non é cambiata. Il "keniano bianco", contando su una squadra fortissima (il Team Sky, pur essendo a tratti dominante negli anni passati, non era mai stato così forte) e su una grande capacità di "leggere" bene ogni situazione di corsa. Nella tredicesima tappa, ad esempio, Froome é riuscito a strappare la maglia gialla a Fabio Aru grazie ad un'azione a sorpresa negli ultimi chilometri.

Tra gli sfidanti di Froome, proprio il corridore sardo merita, a nostro avviso, una palma di merito per il coraggio con cui ha provato ha battere Froome, riuscendoci sia sui Vosgi (la sua vittoria sulla Planche des Belles Filles resta una perla unica) sia sui Pirenei. Sulle Alpi, però, Aru ha messo in mostra tutti i limiti della sua condizione non perfetta, frutto di una stagione in cui aveva puntato tutto sul Giro d'Italia, prima di un infortunio che lo ha obbligato a cambiare tutti i suoi piani. Al Tour, complice anche qualche caduta, Aru non ha avuto una squadra in grado di supportarlo, anzi, l'Astana a tratti é stata quasi imbarazzante. Proprio una squadra non al top (almeno due Kazaki presenti in squadra sono stati portati solo per fare esperienza internazionale) sarebbe stata la classica goccia in grado di far traboccare il vaso: quasi certamente Aru non rinnoverà il suo contratto con l'Astana, passando probabilmente alla Uae Emirates di Giuseppe Saronni.

In un Tour in cui non sono mancate le sorprese negative (tra tutti Quintana, mai in gara, e Contador, che sembra giunto a fine carriera), ci sono state anche delle sorprese in positivo. Prima fra tutte il secondo posto di Rigoberto Uran, unico mai staccato sta Froome, giunto ameno di un minuto da un successo clamoroso. Da segnalare anche Mikel Landa, finito a un solo secondo da un podio che sarebbe arrivato senza problemi, se non avesse dovuto aiutare Froome nei suoi (pochi) momenti di difficoltà.

In conclusione, non ci resta che segnalare il trentaduesimo anno consecutivo  senza vittoria assoluta per i francesi. Bardet ha vinto una tappa ma sulle Alpi non é riuscito a piazzare la zampata, ottenendo comunque il podio finale. Barguil ha emozionato attaccando sempre, ma non é riuscito a fare la classifica, mentre Pinot non si é mai visto. Ai transalpini non resta che attendere il prossimo Tour, che partirà, per la prima volta dal 2011, dal Dipartimento della Vandea. Luigi M. D'Auria

Le pagelle del Tour di Luigi Magnani

Chris Froome 9: Ha ottenuto il quarto successo, entrando nel club dei grandissimi, ma il suo trono é stato in bilico fino alla crono di Marsiglia. Alla Vuelta, dove avrà una squadra leggermente più debole, sembra battibile.

Rigoberto Uran 8 1/2: Non ha mai perso le ruote di Froome e ha disputato un'ottima cronometro finale. Non é riuscito, però, a compiere un vero e proprio attacco in salita che gli avrebbe consentito di mettere davvero in crisi Froome.

Romain Bardet 7: Ha ottenuto una grande vittoria a Peyragudes, andando davvero vicino ad un trionfo storico per la Francia. A cronometro, se possibile, é ancora peggiorato e ha vanificato tutto a Marsiglia. Sarà interessante vederlo per la prima volta alla Vuelta

Mikel Landa 9 1/2: Lo scalatore basco é stato fantastico. É riuscito a curare contemporaneamente la classifica personale e quella di Froome, difendendosi anche a cronometro. Il prossimo anno potrebbe diventare il punto di riferimento di tante squadre che quest'anno si sono ritrovate senza uomo di classifica.

Fabio Aru 8: Rispetto allo scorso anno è migliorato molto dal punto di vista mentale e della tattica di corsa, ma paga ancora qualcosa da quello della tenuta fisica. La vittoria nella quinta tappa resta il punto di partenza da cui iniziare una rincorsa vera alla Grande Boucle

Simon Yates 7: Dopo il successo del gemello Adam  lo scorso anno, ha vinto lui la maglia bianca di miglior giovane, senza troppe difficoltà. In costante crescita, puó essere uno dei protagonisti del ciclismo del prossimo futuro.

Nairo Quintana 4: Sempre in difficoltà, mai propositivo. Dopo la sconfitta al Giro, arriva anche la disfatta al Tour. Non é più giovanissimo, se vuole tornare a vincere deve cambiare qualcosa nella preparazione, ma deve anche essere più coraggioso se vuole ribaltare le situazioni negative (come Contador, che si merita un 6 1/2 per la grinta).

Michael Mattews e Warren Barguil 9 1/2: I due corridori della Sunweb hanno corso senza paura, ottenendo la maglia verde e la maglia a pois. Sempre all'attacco, hanno contribuito a rendere più spettacolare questo Tour de France.

Last Updated on Wednesday, 02 August 2017 10:22
 
Gli Europei Under 20 di Grosseto si chiudono con prestazioni di altissimo livello PDF Print E-mail
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Sunday, 23 July 2017 21:52

Grosseto - É stata un'ultima giornata da ricordare per i colori azzurri, quella vissuta dagli appassionati di atletica agli Europei Under 20 di atletica leggera. L'oro della staffetta 4x400 maschile, infatti, ha chiuso una manifestazione ricca di soddisfazioni per l'atletica nostrana. Vladimir Aceti, Edoardo Scotti, Klaudio Gjetja e Alessandro Sibilio hanno (letteralmente) riscritto la storia dell'atletica italiana recente; mai, negli ultimi cinque anni, la nostra Nazionale aveva messo in campo una squadra così competitiva e abile a gestire le mille insidie di questa gara, in cui non sono mancate le spinte nelle zone di cambio. La partenza a razzo di Aceti (oro nell'individuale) ha proiettato i nostri nel gruppo delle squadre in grado di giocarsi la medaglia. Scotti e Gjetja, pur faticando, sono riusciti a restare davanti, mentre Sibilio ha realizzato qualcosa di incredibile. Già secondo nei 400 hs (vinti dal francese Happio con il record europeo di categoria), il napoletano ha lasciato sfogare gli avversari nella prima parte di gara per poi accellerare prepotentemente nel finale, concedendosi anche il lusso di esultare prima del traguardo.

Last Updated on Wednesday, 02 August 2017 10:41
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Iniziato (forse) il Rinascimento dell'atletica italiana PDF Print E-mail
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Monday, 24 July 2017 17:52
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Iniziato (forse) il Rinascimento dell'atletica italiana

Grosseto - Primo posto nel medagliere maschile. Quinto in quello assoluto. Quarto posto nella classifica a punti. Sono questi alcuni numeri relativi alle prestazioni della Nazionale Italiana agli Europei Under 20 di Grosseto. Si tratta di numeri importanti, che da almeno un paio di decenni sembravano quasi irraggiungibili per la nostra Nazionale. Anche nel settore Under 23, in ogni caso, la situazione non é peggiore: gli Azzurrini hanno ottenuto risultati simili negli Europei che si sono disputati a Bydgoszcz, in Polonia. Guardando più in là, potremmo anche aggiungere che ai prossimi Mondiali di Londra gli atleti italiani saranno di più e più giovani rispetto alle scorse edizioni. La sensazione, dunque, é che il tanto conclamato "Rinascimento" della nostra atletica sia un qualcosa di più di una semplice suggestione.

Alla fine dell'evento di Grosseto é stato il Responsabile dell'area "sviluppo" della nostra Nazionale, Stefano Baldini, a fare il punto della situazione. Con grande lucidità, l'olimpionico (parso più sicuro nella veste di responsabile da quando la poltrona di Direttore Tecnico é occupata da Elio Locatelli) ha analizzato pregi e difetti delle nostre Nazionali giovanili, ricordando anche l'importanza della classifica a punti, utile a misurare la "profondità" di un movimento. Baldini, infatti, ha ricordato che i risultati di maggior rilievo sono arrivati dagli atleti che hanno  mostrato maggior lucidità nei momenti decisivi. Questa capacità, a suo avviso, deriva certamente dal "carattere" degli atleti, ma anche da programmazioni oculate, che hanno consentito di raggiungere il periodo di massima forma proprio in corrispondenza dell'evento più importante.

Anche il pubblico ha risposto in maniera positiva. All'inizio della rassegna di Grosseto gli applausi erano tutti per Filippo Tortu, atleta più rappresentativo della squadra. Nel corso della manifestazione, però, tutti gli Azzurrini sono stati tratttati come veri e propri beniamini di casa. Nel corso delle staffette, poi, il supporto si é trasformato in un vero e proprio tifo appassionato. Entrambe le 4x400 (la maschile ha ottenuto l'oro, la femminile il record italiano) sono state celebrate con vere e proprie standing ovation da un pubblico davvero innamorato dell'atletica.

Quello che ci ha più colpiti, peró, é stato il successo organizzativo della manifestazione e della Nazionale. Nell'Italia delle piste rotte e dei campi scuola fantasma siamo stati costretti a parlare di un wi-fi poco funzionante per trovare il "pelo nell'uovo" e criticare la rassegna grossetana. Lo Stadio Zecchini e il Campo Scuola Bruno Zauli, infatti, sono diventati in pochissimi mesi degli impianti d'assoluta eccellenza, senza ritardi nella realizzazione e litigi fra le istituzioni politiche e sportive. Lo stesso si può dire per la Nazionale azzurra. Dopo anni in cui la nostra squadra era molto simile ad una "Torre di Babele", la direzione di Locatelli ha dato vita ad un vero e proprio sogno: ruoli chiari (i referenti sono lo stesso Locatelli e Baldini, la linea tecnica per le singole specialità viene scelta da "tecnici d'area" scelti da loro due), raduni costanti e progettazione sul medio-lungo periodo (ad ottobre sarà tutto pronto per la stagione 2018). In questo senso la nostra Nazionale pare essere tornata all'epoca d'oro degli anni Ottanta.

A questo punto, però, é doveroso provare a finalizzare il lavoro fatto finora. Per farlo, a nostro avviso, é necessaria la creazione di una vera e propria scuola di tecnici d'eccellenza (per attuare il loro piano Locatelli e Baldini si sono rivolti a tecnici di fatto in pensione) per non disperdere il patrimonio di competenze e conoscenze che la nostra Nazionale aveva nel passato e sta tornando ad avere. Sarebbe bello, inoltre, far rifiorire davvero i centri tecnici di Tirrenia e Formia, dove andrebbero concentrati gli allenamenti degli atleti d'eccellenza. Per aiutare la base del movimento, invece, é necessario un piano di recupero degli antichi "Campi Scuola Coni" per dotare ogni Provincia di un vero e proprio stadio dove far praticare e provare tutte le discipline dell'atletica. Luigi M. D'Auria

I protagonisti dei campionati europei U20 di Grosseto Tortu e Aceti

(Foto: Sebastiano Spina)

Last Updated on Wednesday, 02 August 2017 10:45
 
Il futuro della montagna passa dai grandi eventi sportivi? PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Sunday, 23 July 2017 14:18

Torino - Dal 14 al 16 luglio si é svolto a Torino l'interessante convegno chiamato "la Montagna dice tutto nasce", un interessante momento di confronto e festa dedicato al mondo della montagna, con un particolare focus sulle montagne piemontesi e torinesi, chiamate "Montagne Olimpiche" dopo i Giochi Invernali di Torino 2006. L'evento si é svolto nel Parco della Pellerina, presso Cascina Marchesa, sede anche di Team Marathon, che organizza la Maratona di Torino.

Last Updated on Wednesday, 02 August 2017 10:39
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