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Settimanale indipendente fondato e diretto da Donato D’Auria. Registrato presso il Tribunale di Torino il 7 ottobre 2011 n. 64

Ciclismo

Roglic campione di un Giro d’Italia ricco di polemiche

09 giugno 2023

Roma – Al terzo tentativo, dopo gli assalti del 2016 e del 2019, Primoz Roglic ce l’ha fatta: é lui  il vincitore del Giro d’Italia 2023, l’edizione numero 106 della Corsa Rosa. É stata un’edizione del Giro molto strana e ricca di polemiche, segnata dal fantasma delle positività Covid, di un opinabile sciopero dei corridori nella tappa di Crans-Montana e da un’eccessiva attendismo di molti favoriti per la vittoria finale. Nella terza settimana, però, i veri valori sono venuti fuori e nella cronoscalata, bellissima, del Monte Lussari, un’erta in cemento al triplice confine fra Italia, Austria e Slovenia, Roglic ha saputo imprimere la sua legge e il suo ciclismo potente, sbaragliando la concorrenza e strappando per un pugno di secondi la maglia rosa a Geraint Thomas, in un epilogo non troppo diverso dal Giro 1984 (in cui Moser ebbe ragione di Laurent Fignon grazie alla cronometro finale).

É stata un’edizione del Giro in cui, fra cadute (quella di Geoghegan Hart in particolare) e ritiri (Evenepoel positivo al covid, che ha unito la sfortuna a una grave assenza di tatto e fair play, lasciando la corsa sbattendo la porta e accusando gli organizzatori), i grandi favoriti per la vittoria finale si sono ridotti a tre: Thomas, Roglic e Almeida. Il portoghese della UAE ha provato a correre in modo diverso da come aveva abituato, attaccando sul Monte Bondone e staccando gli avversari. Gli é però mancata un po’ di brillantezza nell’ultimo fine settimana di corsa e, soprattutto, é rimasto anche lui vittima di un attendismo eccessivo che ha segnato la Corsa nelle prime due settimane, favorendo corridori adattissimi alle crono come Roglic e Thomas, che avevano anche le squadre più attrezzate.

In un quadro come questo, in cui lo spettacolo sportivo é spesso mancato, sono stati i coraggiosi delle fughe ad animare la Corsa e a ricordare a tutti la bellezza del ciclismo d’attacco. La vittoria di Davide Bais a Campo Imperatore e quella di Santiago Buitrago alle Tre Cime di Lavaredo sono state delle autentiche gemme, a nostro avviso, e hanno impreziosito il tasso tecnico della corsa, pur ottenute da corridori non di primissimo piano.
In un Giro d’Italia così particolare, i corridori italiani sono andati molto meglio del previsto, nonostante la defezione di Ciccone e un Fortunato che stenta a fare il salto di qualità. Di Bais abbiamo già parlato, ma vittorie di tappa sono arrivate anche da Filippo Zana, Alberto Dainese e Jonathan Milan (talento delle volate che ha conquistato la maglia ciclamino della classifica a punti), mentre Damiano Caruso si é regalato un altro piazzamento nei primi cinque dopo il podio del 2021.

Mentre la Corsa Rosa guarda già all’edizione 2024, con l’organizzazione al lavoro per garantire un percorso ancora di qualità (magari riportando la partenza del Giro a metà maggio come negli anni ‘90, nella speranza di trovare condizioni climatiche più favorevoli), l’edizione appena passata ha lasciato un gusto di cambio generazionale in atto nel mondo del ciclismo, ma con tanti corridori alle ultime corse, come Thibault Pinot e Mark Cavnedish, ancora protagonisti e in grado di regalare più spettacolo rispetto ai giovani emergenti. Luigi M. D’Auria

 

 

 

 

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